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L'Ossidiana 

Il ritrovamento di numerosi utensili, gioielli e coppe di raffinata fattura, in diversi siti archeologici Italiani, Europei e nord Africani, ha accresciuto negli anni l’interesse per l’ossidiana. La sua importanza viene sottolineata dalle numerose opere esposte nei musei di tutto il mondo, trai quali quello di storia naturale di Milano che conserva gelosamente un bel frammento di ossidiana nera traslucida.

Recentemente l'UNESCO, nell'assemblea generale tenutasi a Parigi dal 24 ottobre al 12 novembre 1997, ha accolto favorevolmente la proposta di riconoscimento del valore internazionale del "Parco Geominerario Sardo", all'ossidiana viene quindi attribuito un grande valore storico. Le testimonianze archeologiche dimostrano che la sua area di estrazione costituisce, probabilmente, la più antica miniera conosciuta in Europa. Le datazioni assolute sulla roccia forniscono valori variabili tra 2,5 e 5,0 m.a., mentre quelle realizzate sui reperti dell'industria litica, superano abbondantemente i 5000 anni (3000 a.C.)

Le poche aree di estrazione presenti nel bacino del Mediterraneo, sono concentrate in alcune isole Italiane, nel Mar Egeo e in Anatolia. L'ossidiana vive il massimo splendore nel Neolitico, e, con l’avvento dei metalli, si trasforma da semplice utensile a materiale di alto pregio per la realizzazione di splendidi gioielli e monili.

Nel suo “Naturalis Historia”, del primo secolo d.C., lo storico naturalista latino Plinio cita l'ossidiana utilizzando i nomi “lapis obsianus”, o “obsianus”, derivati probabilmente dalla prima persona che per prima ne segnalò la presenza in alcune zone dell’Etiopia, un certo Obsius o Obsidius.

Fuori dal bacino del Mediterraneo sono stati ritrovati numerosi manufatti in diverse zone dell’Asia, in Medio Oriente e in molte civiltà precolombiane dell’America Centrale, nella cartina collegata sono segnate tutte le aree conosciute nel globo.

Le tradizioni popolari medievali attribuivano alle pietre nere poteri soprannaturali per cui veniva spesso impiegata nelle pratiche magiche, o per scopi terapeutici; gli Atzechi utilizzavano le sue polveri per cicatrizzare le ferite.

Anche in Marmilla si conserva l'usanza di dotare i neonati di un pendaglio scaccia malocchio, noto col nome di "Sa Sabeggia" costituito da un piccolo frammento di ossidiana racchiuso all'interno di una retina di cotone bianco.

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